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Il premier Mario Monti vuole chiudere il calcio per 2 anni

by admin on martedì, maggio 29th, 2012

Dopo aver colpito pesantemente le tasche degli italiani (ma non quelle dei politici), dopo aver detto non alla possibilità di candidare Roma per le Olimpiadi 2020, comportandosi come un papà che nega il giocattolo al figlio perché costa troppo, il premier Mario Monti, evidentemente sempre più a suo agio nel ‘ruolo’ di tecnico e battitore libero con diritto di intervento, ha espresso la sua opinione anche sul momento attuale del calcio e, per non perdere l’abitudine, ci è andato pesante.

“Bisogna riflettere e valutare se non gioverebbe per due-tre anni una totale sospensione di questo gioco”, ha riferito il premier riferendosi al calcio, travolto in questi giorni dalla valanga di arresti e di provvedimenti restrittivi di altro genere nei confronti delle persone coinvolte nello scandalo scommesse.

Per il momento non c’è nessuna proposta concreta da parte del Governo sull’effettiva sospensione del calcio, ma solo una domanda posta dal Presidente del Consiglio per cercare di porre un freno agli scandali dilaganti.

Non solo scommesse illegali e società tirate in ballo in maniera diretta. L’intervento del presidente Monti si è esteso anche alla sospensione della partita a Genova, provocata dalla contestazione dei tifosi rossoblù. Secondo Monti si dovrà approfondire quanto avvenuto denunciando “l’invisibile ricatto pieno di omertà” con “giocatori che si sono tolti la maglia di fronte a chissà quali minacce” da parte di “poteri occulti” dando vita ad uno spettacolo “spaventoso”.

Parole pesanti e una conclusione ‘dedicata’ anche agli interventi per far tornare in attivo i bilanci delle società: “Trovo inammissibile, e me ne sono occupato anche quando ero commissario europeo, che si usino soldi pubblici per ripianare società di calcio”.

In pratica un’entrata a gamba tesa che però non va vista come un attacco diretto al calcio ma piuttosto alle sue pessime abitudini. Difficile però immaginare che le sue parole possano dare vita ad un dibattito sereno sulla questione: quando c’è di mezzo lo sport nazionale, sono di solito i sentimenti e non la ragione a prevalere.

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