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Olimpiadi: ok Italia, la mira è giusta sia con la pistola che con l’arco

by admin on domenica, Lug 29th, 2012

Una giornata come questa la potevamo solamente sognare. Una giornata da grande potenza dello sport, come la Cina, come gli Stati Uniti, come a Russia, come quei paesi che, alla fine delle più importanti rassegne internazionali, occupano stabilmente i primi posti del medagliere.

La prima giornata vera delle Olimpiadi di Londra ha regalato all’Italia un bottino record di cinque medaglie, compresi due ori straordinari, e non si può certo dire che fossero tutte medaglie annunciate.

Il ghiaccio l’ha rotto un carabiniere toscano che i malviventi faranno bene a non incontrare sulla propria strada: Luca Tesconi da Pietrasanta, con una finale straordinaria nella pistola ad aria compressa da dieci metri, ha risalito posizioni su posizioni fino a conquistare un argento che nessuno avrebbe pronosticato e che lo ha visto sfoggiare un sorriso radioso sul podio.

Pochi minuti e ci siamo emozionati per il tiro con l’arco, disciplina che affonda le radici in uno dei gesti più antichi dell’umanità: tre uomini con un fisico normale, qualcuno anche con diversi chili extra, tre uomini ‘comuni’ ma eccezionali, che la medaglia in passato l’avevano già vinta ma che, stavolta, hanno compiuto un capolavoro nella prova a squadre. Mauro Nespoli, Marco Galiazzo e Michele Frangilli, dopo qualificazioni non eccezionali, hanno cambiato marcia nel tabellone ad eliminazione diretta, sconfiggendo la Cina Taipei e la Cina per arrivare in semifinale, recuperando poi una situazione che sembrava compromessa col Messico e sbarcando così in finale, non contro la tanta celebrata Corea del Sud ma contro gli Stati Uniti, altra potenza del tiro con l’arco. I tre azzurri hanno fatto sempre corsa di testa ma gli americani hanno recuperato mettendo pressione all’Italia; l’ultima freccia l’ha avuta Frangilli, con un peso enorme sulle spalle: con il ‘dieci’ sarebbe stato oro, con il ‘nove’ parità e quindi spareggio, con altri punteggi avremmo dovuto accontentarci dell’argento. Dopo 70 metri di volo la freccia ha raggiunto il dieci che ci ha portato sul gradino più alto del podio; una festa in campo e un momento di grande emozione quando è partito l’inno di Mameli, con Frangilli, a medaglia già sedici anni fa ad Atlanta, commosso fino alle lacrime e tutto lo sport italiano in piedi a celebrare questa impresa.

Le altre tre medaglie? Basta dire che la scherma iniziava il suo programma con il fioretto femminile, ma questa gara merita di essere raccontata da sola.

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